Giovedì 05 Gennaio 2012 19:18

"Guerra della vodka" raccontata da Anna Politkovskaja.

Scritto da  nsr
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Dieci anni prima, agli albori della nostra società odierna, con El'tsin al potere e la democrazia che – come si diceva allora – riboliva ovunque, Pashka era solo un teppistello, un estorsore e un delinquente. All'epoca Ekaterinburg si chiamava ancora con il suo nome sovietico, Sverdlovsk, e a Sverdlovsk, dunque, la facevano da padrone grosse bande criminali che si spartivano il territorio.

 

novye-russkiePashka, invece, era un cane sciolto con la sua piccola impresa. E se anche aveva qualche pendenza giudiziaria a seguirlo come il velo di una sposa, la polizia non si occupava troppo di lui: era un pesce piccolo, di quelli che, all'epoca, finivano dentro non per i crimini commessi, ma perchè ogni tanto "ci dovevano finire" per aver alzato la cresta. A Pashka Fedulev non capitava mai, allora.

Nei primi anni Novanta Pashka si dà al commercio, mossa tipica di buona parte dei suoi colleghi di Sverdlovsk e della Russia in generale. Pashka, però è povero, è una mezza tacca, e non ha accesso all "Cassa", la banca centrale del sottobosco criminale (e quella di Ekaterinburg, con tutta la sua malavita, è tra le più grandi del paese). Ragion per cui deve racimolare da solo il capitale iniziale. E lo fa.

I primi soldi li mette insieme con un tipo di vodka artigianale prodotta illegalmente, la palenka. Il procedimento è semplice. Fin dal tempo dei Soviet, i remoti villagi della zona di Sverdlovsk pullulavano di distellerie, che con El'tsin al potere erano andate fallendo come molte altre fabbriche di Stato. Ci fu un momento in cui chiunque si presentasse dal direttore con dei soldi – neanche tanti – in mano, poteva portarsi via tutto l'alcol che riusciva a trasportare. Era un furto conclamato alle casse dello Stato, ma era anche la norma della quatidianità postsovietica, in cui – per sfamarsi – una metà del Paese derubava l'altra senza che ciò suscitasse il minimo stupore. Ognuno cercava di sopravvivere come meglio poteva: era quello il business che tanto avevamo sognato.

Chi comperava l'alcol lo allungava poi con dell'acqua, lo imbottigliava in qualche scantinato, dopo di che lo vendeva – in un lampo – come vodka a poco prezzo. All'epoca non erano state ancora introdotte le tasse sugli alcolici, non esisteva una legislazione al riguardo, e se anche avesse voluto intervenire in quella "guerra della vodka" (e non voleva, perchè preferiva reggere il moccolo ai crimini, che le pagavano un pizzo per essere protetti dai concorrenti e dagli estorsori) la polizia era disarmata.

E' allora che il distillatore Pashka Fedulev conosce il poliziotto Nikolaj Ovchinnikov. E' la produzione e al vendita della vodka a fargli incontrare. Come tutti, anche Ovchinnikov vuole far soldi. Lo stipendio dei polizziotti è ridicolo, sempre che lo ricevano. Lui e Fedulev, dunque, trovano un accordo. Ovchinnikov non "vede" i misfatti di Pashka, che sa essergliene riconoscente: il polizziotto non ha più problemi a procurarsi pane e companatico.

Alla fine il capitale accumulato da Fedulev arriva alla cifra necessaria per affari più consistenti. Affari legali, quel che più conta. E' una peculiarità del nostro Paese: se il sogno di ogni soldato è di diventare generale, quello di ogni criminale russo è di fare soldi legalmente.

Tuttavia chi vuol farsi strada nelle alte sfere dell'economia – con El'cin prima e con Putin oggi -

sa che ci sono tre condizioni da rispettare.

La prima è che ha successo chi riesce a ottenere una fetta dalla torta dello Stato, ossia chi riesce a trasformare in proprietà privata quanto era proprietà statale. Questo il motivo per cui la stragrande maggioranza degli oligarchi viene dalla nomenklatura di partito: erano i più vicini alla "torta".

La seconda è che, una volta in alto, una volta messe la mani sulle proprietà dello Stato, bisogna sempre e comunque restare vicini al potere, bisogna sempre e comunque pagare, "ungere", i burocrati: è la migliore garanzia che la tua impresa potrà prosperare.

La terza condizione è farsi amici (si legga: pagare) i tutori dell'ordine.

Non essendo in grado di soddisfare la prima condizione Fedulev si concentrò sulle altre due.

 

 

Libro

Anna Politkovskaja. La Russia di Putin, Adelphi, 6° Ed. 2007 (1° ed. 2005).

 

 

Autore

Anna Politkovskaja, nata a New York nel 1958, corrispondente speciale del giornale moscovita "Novaja gazeta", nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell'Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno, a cui ha dedicato anche un libro uscito nel 2003: Cecenia. Il disonore russo. Nell'ottobre del 2002 ha coraggiosamente accettato di negoziare per la liberazione degli ostaggi prigioneri nel teatro Dubrovka di Mosca. Nel 2003 le è stato conferito in Danimarca l'OSCE Prize per il giornalismo e la democrazia. E' stata uccisa a Mosca nell'ottobre del 2006. La Russia di Putin è apparso in Inghilterra nel 2004, ma la presente traduzione è stata condotta sull'inedito e più ampio originale russo.
Last modified on Domenica 17 Febbraio 2013 17:45

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