Domenica 13 Novembre 2011 17:41

La prima opera russa - Il genio italiano alla corte dello zar

Scritto da  Anna Giust
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Qual è la prima opera russa? Per tradizione si riconosce a Una vita per lo zar di Glinka il ruolo di pietra miliare nella formazione della musica nazionale russa. Il soggetto dell’opera, la storia del contadino russo morto per salvare il proprio zar, è anticipato dall’opera di un musicista veneziano trapiantato a Pietroburgo, come racconto nel mio libro “Ivan Susanin” di Catterino Cavos, Un’opera russa prima dell’Opera russa (EDT 2011), presentato a Pordenone, il 30 Novembre 2011.

 

Catterino-Cavos-ritratto

Alla caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nelle mani di Napoleone, il giovane Catterino Cavos, figlio del primo impresario del teatro La Fenice, si apprestava a intraprendere il “viaggio della Russia”, come ebbe a definirlo lui stesso in una lettera inviata alla madre dalla lontana Pietroburgo, sua città adottiva.

Figlio dell’impresario e coreografo Alberto Cavos, e padre dell’omonimo architetto che avrebbe partecipato alla costruzione dei celebri teatri Mariinskij di San Pietroburgo e Bol’šoj di Mosca, Catterino era, alle soglie del XIX secolo, un giovane clavicembalista e compositore, che aveva appena concluso la propria formazione musicale con l’operista Francesco Bianchi.

Giunto a Pietroburgo, fu assunto come compositore dalla Direzione dei Teatri Imperiali di Pietroburgo, della quale diverrà anche Direttore musicale. Anziché comporre opere italiane come gli illustri musicisti che l’avevano preceduto alla corte russa, Araja, Galuppi, Traetta, Paisiello, Cimarosa e molti altri, Cavos lavorò prima per la compagnia francese, per entrare poi a servizio della compagnia d’opera russa, che onorò con quarant’anni di carriera.

Fu così che il suo nome restò scritto per sempre negli annali di storia dell’Opera russa, la stessa che vide in seguito tra i suoi rappresentanti più illustri Glinka, autore della Prima Opera russa intitolata Una vita per lo zar (1836), e gli esponenti tardo-ottocenteschi della Scuola dei Cinque, Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Cui, Borodin e Balakirev.

Alle radici di questo percorso c’è una compagine di forze artistiche sovranazionali, che riunisce musicisti e compagnie teatrali di ogni provenienza (Francia, Italia, Germania, Inghilterra…), in un cosmopolitismo culturale armonico e fecondo.

L’Ottocento è però anche il secolo delle nazioni, che sulla scia dell’idea romantica di folk, popolo, e galvanizzate dalle campagne napoleoniche, vanno alla ricerca delle proprie origini e tradizioni culturali, ricreandole ove se ne fosse persa ogni traccia.

Anche la cultura russa inizia così un processo di ricerca di sé e della propria immagine, che trova sfogo in un revival del folclore che si esprime nelle più diverse discipline artistiche. Essa vede il proprio cantore letterario nel Puškin del “gatto saggio” che “notte e giorno / si volge, avvinto alla catena; A dritta gira – canti canta, A manca – favole racconta.” (Ruslan e Ljudmila, trad. di Tommaso Landolfi).

In musica questa ricerca delle origini prende corpo nel recupero dei canti popolari e nel loro inserimento in tutti i generi musicali, idea che raggiungerà il proprio apice in opere quali la Quarta sinfonia di P. I. ?ajkovskij, in cui si cita il tema della canzone Stava una betulla in un campo, o le opere di Rimskij-Korsakov e di Musorgskij, per citare i più famosi. Abbondano, a cavallo dei secoli XVIII e XIX, le raccolte di canzoni popolari, come la famosa Raccolta di canzoni popolari russe di Nikolaj L’vov e Johann Pratsch (1795), dalla quale lo stesso Beethoven trarrà i temi per inserirli nei noti Quartetti per archi detti “Razumovskij” (Op. 59 nn. 1-3).

 

Maksim-Fajustov-IvanSusan

 

Dalla stessa fonte il compositore veneziano Catterino Cavos attingerà il folclore musicale per inserirlo nel proprio capolavoro, l’opera Ivan Susanin (1815), il cui soggetto anticipa di un ventennio la scelta dello stesso Glinka (la cui opera Una vita per lo zar assumerà in periodo sovietico, il più esplicito titolo di Ivan Susanin). La sua è un’opera indubbiamente meno nota, ma densa di spunti che si riveleranno di grande importanza per lo sviluppo di un teatro musicale autonomo che rispondesse all’esigenza di svincolarsi dalla koiné europea per evidenziare il carattere russo di una musica ‘nazionale’.

L’inizio di questo processo di russificazione della forma musicale europea del melodramma è l’oggetto del mio libro, “Ivan Susanin” di Catterino Cavos, Un’opera russa prima dell’Opera russa, che, uscito nel maggio 2011 per i tipi di EDT (collana TESI – DE SONO), viene presentato il 30 Novembre 2011 (ore 18:00), nella sala eventi “T. Degan” della Biblioteca Civica di Pordenone (piazza xx Settembre).

 

opera-Anna-GiustRDLa presentazione si svolge sotto l’egida dell’Associazione Italia-Russie di Pordenone, che da tempo svolge iniziative culturali di vario genere nell’ambito della cultura russa e dei paesi ex-URSS, con il patrocinio del Comune di Pordenone. Alla presentazione interverranno, insieme all’autrice, la presidentessa dell’Associazione, Antonia Dominco Comis, e il musicologo Federico Gon, dottorando presso l’Università degli Studi di Padova. Insieme, cercheremo di ricostruire da un lato l’opera del compositore, mettendone in evidenza il percorso biografico ed artistico, dall’altro la figura dell’eroe eponimo, che da semplice contadino di una remota provincia russa nel periodo dei Torbidi sacrifica la propria vita per salvare la Russia e il giovane zar Michail Fëdorovi, assurgendo a simbolo di una coscienza nazionale in via di formazione.

Last modified on Lunedì 28 Novembre 2011 14:02

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