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Martedì 31 Gennaio 2012 23:15

La dolce "Madre-Ucraina" tra l'incudine e il martello: 1939 - '50 - Pagina 2

Scritto da  Andrea Franco
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La radicalizzazione della conflittualità propria di questa fase comportò una frattura all'interno dell'OUN, alla morte di Konovalec: i nazionalisti della prima ora, emersi durante la Guerra Civile, presero a sostenere il moderato Mel´nyk (questi fu nominato uomo di vertice dell'organizzazione nel '39, nella Roma fascista), mentre le ali più estreme si coagularono intorno alla figura di Stepan Bandera.

benderaGli uomini di Bandera, in una prima fase, accolsero le armate di Hitler come liberatrici. Liberatrici, a loro giudizio, nei confronti del regime sovietico, di cui la maggior parte degli Ucraini occidentali non accettava le logiche di collettivizzazione delle campagne. Ben presto questi ultimi avrebbero avuto modo di sperimentare che, come programmato nel Mein Kampf, i nazisti li avrebbero trattati da "sottouomini", e cioè in un modo che avrebbe presto fatto rimpiangere la dominazione sovieica.

L'OUN, dapprima, organizzò il suo braccio armato nell'UPA (Ukrajins´ka Povstans´ka Armija), capeggiata da Šuchevy?, inquadrata nelle divisioni collaborazioniste "Nachtigall" e "Galizien". L'atteggiamento nazista, molto duro nei confronti della popolazione ucraina, alienò l'appoggio di parte della popolazione, la quale andò progressivamente ad ingrossare le fila delle brigate partigiane filosovietiche. La stessa UPA iniziò ad emanciparsi dalla dipendenza rispetto all'esercito nazista, per finire con il combattere contro di questo, oltre che contro l'Armata Rossa e l'Armija Krajowa (l'esercito nazionalista polacco). La popolazione dell'Ucraina occidentale visse sulla propria pelle il tormento di questa travagliata fase bellica: parte della gioventù si arruolò nella divisione nazista "Galizien", sulla quale gravano i sospetti di aver contribuito attivamente allo sterminio degli Ebrei di Kiev (fossa di Babyn Jar).

 

"Zalizna sotnja", regia di Jancuk, 2004
In questo episodio: Zalizna Sotnja "Ja ne Moskal!", soldato ucraino dell'Armata Rossa diserta e si schiera al fianco dei banderovcy.


L'uscita dalla guerra: la sovietizzazione dell'Ucraina

 

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l'Ucraina si trovò in ginocchio, da un punto di vista materiale, al pari della Bielorussia e della Russia occidentale -la quale aveva dovuto subire i terribili assedi di Leningrado, Mosca e Stalingrado. Si stima che circa 12/14 milioni dei 25/27 milioni di caduti sovietici fossero cittadini ucraini. Molte delle città giacevano in uno stato di completa rovina. Molte delle minoranze storiche erano state ridotte numericamente (gli Ebrei, ma anche i nomadi zigani), altre furono deportate (i Tatari di Crimea –benché la Crimea sarebbe entrata a far parte della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina solo nel 1954) o lasciarono spontaneamente il Paese, per paura di ritorsioni (è il caso dei discendenti dei coloni tedeschi invitati nel secondo Settecento da Caterina la Grande). La popolazione complessiva della Repubblica Ucraina, nonostante le nuove acquisizioni territoriali, risultò non solo numericamente diminuita, ma drammaticamente "semplificata" dal punto di vista della composizione nazionale: alla multietnicità che ne aveva a lungo caratterizzato i territori ucraini finì con il sostituirsi, a guerra conclusa, una più pronunciata bipolarità ucraino-russa. La popolazione russa, concentrata soprattutto ad Est, sfiorava il 20% del totale, ed erano di suo appannaggio i ruoli di vertice politico-amministrativo; Russi (o Ucraini russificati) erano pure molti fra gli operai delle grandi aree industriali (Kiev, Char´kov e, soprattutto, il Donbass).

 

Molti tra gli oltre 2 milioni di cittadini ucraini deportati come lavoratori coatti in Germania, una volta rientrati a casa, finirono nei campi di lavoro organizzati dal regime staliniano allo scopo di "purificarsi" dalla contaminazione ideologica subita durante il periodo forzatamente trascorso fuori dall'URSS.

Al tempo della subitanea penetrazione nazista sin nel cuore dell'Ucraina, molte delle industrie locali furono smantellate, per essere poi ricollocate in maniera definitiva nell'area peri-uralica –in Baškirija, innanzitutto.

La Chiesa cattolica unita di rito bizantino-slavo (più semplicemente, la Chiesa Uniate) dell'Ucraina occidentale, sin da fine Ottocento faro del movimento nazionale ucraino, fu disciolta, e i suoi beni e i suoi edifici di culto furono incamerati dal Patriarcato ortodosso di Mosca, per espresso volere di Stalin: nonostante l'apertura data dal Metropolita Šeptyc´kyj alla causa della lotta antinazista, troppo forte era il sospetto di collaborazionismo nutrito da parte del potere sovietico nei confronti degli Ucraini occidentali e della loro Chiesa principale perché questi potessero passare indenni il redde rationem post-bellico.

 

"Neskorennyj" ( L´invitto)2000, regia di O. Jancuk
Giuramento dei banderovcy (esercito nazionalista ucraino) prima della battaglia.

 

La resistenza dell'UPA sarebbe durata ancora molto a lungo, fra la Transcarpazia e la Galizia orientale: benché la guerra fosse formalmente terminata, i nazionalisti dell'Ucraina occidentale provarono ad organizzare delle forme di contro-potere avverso a quello sovietico, e continuarono a resistere accanitamente tra i boschi sino alla morte di Šuchevy? (1950); gli "ultimi Giapponesi" avrebbero deposto le armi solo a metà degli anni Cinquanta, in piena età chruš?ëviana.

La guerra, una volta terminata, aveva conseguentemente favorito l'inquadramento dell'Ucraina –anche di quella occidentale, ben più riottosa- nel tessuto politico sociale dell'URSS. I giudizi storiografici dei vinti, invece, sarebbero riemersi nella pubblicistica della "diaspora" –in specie di quella direttasi in Canada, già terra di elezione per gli Ucraini sin dalla fine dell'Ottocento- e, dopo la caduta dell'URSS, nel 1991, pure nella memorialistica degli Ucraini rimasti nella patria divenuta indipendente per la seconda volta nella sua storia moderna, dopo l'effimero precedente legato alla temperie della Guerra Civile (1918-1921).

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Last modified on Mercoledì 08 Febbraio 2012 10:36

Commenti 

 
0 #1 Natalia Ciobanu 2012-02-13 01:00
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